La Camera approva il ddl sul prestito vitalizio ipotecario

di Gianni Puglisi Commenta

Il prestito vitalizio si configura come una possibile alternativa alla vendita della nuda proprietà, altro strumento finanziario utile per finanziare l'età matura, ma che oggi è sempre meno usato a ragione dell'allungamento della vita media delle persone.


 Continua il suo iter parlamentare in Italia il disegno di legge che vuole riformare l’istituto finanziario del prestito vitalizio ipotecario, che ha proprio in questi giorni ricevuto il primo sì da parte della Camera dei deputati, almeno in prima lettura. Ora l’iter proseguirà con l’esame e la discussione dal parte del Senato. 

In arrivo un disegno di legge per il prestito vitalizio ipotecario

Il prestito vitalizio ipotecario è in realtà un prodotto finanziario oggi già presente in Italia, ma ancora poco utilizzato come alternativa ad altre forme di finanziamento più comuni. Con questa tipologia di prestito, infatti, molte persone già avanti con gli anni potrebbero assicurarsi una vecchiaia più serena dando in pegno la propria abitazione e ricevendo in cambio un prestito in liquidità con cui far fronte alle spese o finanziare ulteriore progetti.

Come funzionerà il nuovo prestito vitalizio ipotecario

Spetterebbe poi agli eredi, al momento della successione, la decisione se riscattare la casa data in pegno o lasciarla alla banca che ha erogato il finanziamento. La nuova legge ora discuterà in particolare non solo alcuni aspetti normativi della procedura, ma anche quelli fiscali relativi alla tassazione.

Il prestito vitalizio si configura infatti come una possibile alternativa alla vendita della nuda proprietà, altro strumento finanziario utile per finanziare l’età matura, ma che oggi è sempre meno usato a ragione dell’allungamento della vita media delle persone. La prospettiva di entrare molto tardi in possesso del bene immobiliare, infatti, scoraggia i possibili interessati che vorrebbero invece investire.

Dopo l’approvazione della nuova legge sarà il Ministero della Sviluppo economico, insieme all’Abi e alle associazioni dei consumatori a dettare le nuove regole normative.