Benvenuto in Banca: nuova brochure dell’Abi

di Fil Commenta

Durante il convegno intitolato “Immigrati e inclusione finanziaria: fatti e prospettive in un contesto che cambia“, l’ABI, Associazione Bancaria Italia, in collaborazione con il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSpi), ha alzato il velo su “Benvenuto in banca“, una nuova pubblicazione per il cittadino. Trattasi, nello specifico, di una nuova brochure appositamente ideata, pensata e realizzata, anche con il contributo delle reti di promotori finanziari, per facilitare l’accesso degli immigrati in banca. “Benvenuto in banca“, infatti, illustra i principali servizi e prodotti, a fronte di quella che sarà solo una delle future iniziative per rafforzare nel nostro Paese l’inclusione bancaria e finanziaria dei cittadini immigrati.

In quindici pagine, con un testo sia chiaro, sia semplice, “Benvenuto in banca” si rivolge ai cittadini immigrati dando risposte, ad esempio, su come aprire un conto corrente, come accreditare lo stipendio, ma anche come mandare denaro nel proprio paese d’origine, oppure ancora come comprare casa e, quindi, andare a stipulare un mutuo. “Benvenuto in banca“, oltre che in italiano, è disponibile anche in inglese, albanese, francese, arabo e cinese, 

Sono ben 100 mila le copie di “Benvenuto in banca” pronte per essere distribuite, a partire da grandi città come Roma, Bari, Palermo e Milano. Inoltre, tutti possono andare a scaricare la brochure direttamente online dal sito Internet dell’Associazione Bancaria Italiana (www.abi.it) oltre che dai rispettivi siti internet di tutte le organizzazioni che sono partner dell’iniziativa.

La brochure “Benvenuto in banca” arriva comunque in una fase caratterizzata da grossi passi in avanti nell’inclusione finanziaria e bancaria dei cittadini immigrati. Al riguardo, infatti, proprio da una ricerca condotta congiuntamente dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e dal Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI) è emerso come nel nostro Paese i migranti siano titolari di un conto corrente nel rapporto di 7 su 10. C’è quindi ora da promuovere l’inclusione per il restante 30% degli immigrati presenti in Italia.