Verso la fine del segreto bancario in Europa

di Gianfilippo Verbani Commenta

La fine del segreto bancario si configura già da ora come un duro colpo alle possibilità di evasione fiscale, attraverso l'introduzione di un metodo generalizzato e automatico di lotta agli evasori.


A partire dal mese di maggio il segreto bancario in Europa è diventato una realtà sempre più destinata alla decadenza. Già in quell’occasione, infatti, l’OCSE si era dimostrato a favore dello scambio automatico delle informazioni bancarie e finanziarie da parte dei paesi aderenti, tra cui la piccola confederazione elvetica, baluardo di tale prassi. 

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E’ stato firmato in quella circostanza l’accorso che prevede uno scambio dei dati non solo tra i 34 paesi che appartengono all’organizzazione, ma anche tra altri 13 paesi, normalmente considerati per diversi motivi piccoli paradisi fiscali della finanza. Tra questi vi sono infatti Malesia, Singapore, Indonesia, Brasile, Argentina e Cina.

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La fine del segreto bancario si configura già da ora come un duro colpo alle possibilità di evasione fiscale, attraverso l’introduzione di un metodo generalizzato e automatico di lotta agli evasori. Anche in Svizzera l’annuncio della fine del segreto bancario ha comunque ottenuto una parte di appoggio, soprattutto da chi, negli anni, si è sempre imposto alle pratiche di riciclaggio del denaro.

In questo periodo, quindi, l’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, è quindi sul punto di approvare in via del tutto ufficiale, l’accordo firmato nei mesi scorsi, in modo tale da affrettare la fine del segreto bancario in Europa e in alcuni altri paesi del mondo, attraverso l’introduzione di nuovi standard che prevedono lo scambio automatico delle informazioni finanziarie tra i paesi aderenti, informazioni che saranno utilizzate solo dal punto di vista fiscale.