Nel caso in cui sorgano dei contenziosi di diversa natura con le banche o gli istituti di credito dei quali si è clienti, è possibile presentare un ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario per risolvere la situazione in modo più veloce e economico rispetto alla tradizionale strada prevista per le vie legali, quella che passa attraverso avvocati e tribunali.
Troppi 10€ a copia: arbitro finanziario contro Intesa San Paolo
L’Arbitro Finanziario ha giudicato eccessiva, e ci mancherebbe, la richiesta di 10 euro a fotocopia per i documenti contrattuali stipulati con i clienti.
Negli ultimi anni ha assunto sempre un maggiore peso nell’ambito bancario il lavoro svolto dall’Arbitro Bancario Finanziario, una figura istituzionale giuridica introdotta con decreto ministeriale nel 2005, con lo scopo di risolvere in maniera semplice i contenziosi che possono sorgere tra i clienti e le banche.
Uno degli organismi istituzionali a cui ci si può rivolgere quando sorgono problemi con le banche che non si riescono a risolvere neanche attraverso la presentazione di una lettera di reclamo, è l’arbitro bancario finanziario.
In un post pubblicato in precedenza abbiamo visto quale è il ruolo e la funzione dell’arbitro bancario finanziario, l’istituto che dipende dalla Banca d’Italia e che ha potere decisionale in merito alle controversie che posso sorgere tra i clienti e le banche o gli altri intermediari finanziari.
Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, nel corso del 2012 i ricorsi all’Arbitro bancario finanziario sarebbero in forte aumento. Bankitalia afferma infatti che nel corso dell’ultimo anno solare le contestazioni all’Abf sono cresciute del 58 per cento, passando da una media mensile precedente di 298 unità, agli attuali 471 unità, per un totale di 5.653 ricorsi presentati all’Arbitro di settore.
Ad un anno dall’istituzione, in Italia, dell’ABF, ovverosia dell’Arbitro Bancario Finanziario, sono stati presentati un totale di circa 3.100 ricorsi che hanno portato all’adozione di oltre 1.500 decisioni. A comunicarlo con un Rapporto è stata la Banca D’Italia nel sottolineare come in ben sei casi su dieci il ricorso presentato sia poi sfociato in un esito favorevole per il cliente. L’ABF, Arbitro Bancario Finanziario, lo ricordiamo, permette di dirimere le controversie tra le banche o il sistema finanziario, ed il cliente in maniera stragiudiziale, quindi al di fuori delle aule dei Tribunali, a fronte dell’imparzialità e della piena autonomia che l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) stesso è in grado di offrire e di garantire alle parti. Un 10% dei ricorsi presentati, sempre in accordo con quanto rende noto la Banca d’Italia, ha portato al “non giudizio” in quanto richieste non giudicabili nel merito, mentre al 30% dei ricorsi complessivi si è attestato il tasso di pronunce di rigetto.
I clienti bancari, quando subiscono un torto, di norma presentano un reclamo scritto all’Istituto di credito; spesso può accadere che il reclamo venga “rigettato” dalla banca, ma non per questo il cliente deve necessariamente desistere dal far valere i propri diritti senza tra l’altro dover ricorrere a lunghe, estenuanti e costose azioni legali. A farlo presente è stato il CTCU, Centro Tutela Consumatori Utenti, nel sottolineare come nello sporgere reclamo verso le banche sia necessario insistere visto che non sono mancate le dispute che poi si sono concluse con lauti risarcimenti proprio a favore del cliente. Al riguardo il Centro Tutela Consumatori Utenti ricorda casi di interessi sui mutui applicati sopra le soglie di usura che sono stabilite dalla Legge, ma anche delle pratiche ostruzionistiche e/o scorrette in materia di portabilità dei mutui. In caso di rigetto del reclamo da parte della banca, tra l’altro, il cliente può rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario, fermo restando che non occorre mai doversi fermare per forza alla prima risposta negativa al nostro reclamo che riceviamo dall’Istituto di credito.

La fine di gennaio ha visto un’importante scadenza nel pianeta “mutui e dintorni”. E’ terminato infatti il periodo utile per consegnare allo sportello bancario l’autocertificazione che dà diritto ai contributi statali previsti dal decreto anticrisi del novembre 2008, il numero 185. Eravamo allora ancora nel periodo in cui, dopo i primi mesi della crisi sui mercati finanziari, c’era lo spauracchio dell’alto livello delle rate da pagare, che rischiava di mettere in ginocchio migliaia di cittadini già duramente provati dall’esplosione della bolla speculativa. Il Governo fissò pertanto per decreto il tetto del 4% per coloro che avevano stipulto un mutuo variabile su una prima casa prima del 31 ottobre 2008.