Si riduce la leva finanziaria delle banche italiane

di Gianfilippo Verbani Commenta


Mentre si fa sempre più concreta la prevista unione bancaria tra tutte le banche e gli istituti di credito del Vecchio Continente, sulla base delle ultime direttive comunitarie, che andranno a riscrivere l’assetto del settore bancario europeo, le attenzioni in questo momento sono concentrate sulla leva finanziaria dei diversi istituti e di quelli italiani in particolare. 

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Si vuole capire, infatti, quanto siano solide e in quale misura le banche italiane ed europee, andando a valutare il loro leverage, con termine tecnico, cioè il rapporto sussistente tra l’attivo tangibile e il patrimonio netto tangibile, con particolare riferimento ai primi 20 istituti d’Europa.

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A fine giugno, quando questo dato era stato rilevato per l’ultima volta, sempre in merito ai 20 istituti di credito in questione, il valore medio si aggirava attorno a 25. 

Sotto questo dato, tuttavia, si celano numerose differenze tra un istituto e l’altro, ma anche tra i diversi paesi appartenenti all’Unione Europea.

Per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, i due principali istituti di credito del nostro paese, Unicredit e Intesa Sanpaolo, si evidenzia una leva finanziaria pari ad una media del 17,8, quindi leggermente più bassa del valore medio registrato per l’Europa.

Ma non solo. Si deve infatti pensare che i valori per la Germania sono di poco inferiori al 40, in Svizzera e Francia si aggirano intorno al 30 e in Spagna il livello è di poco superiore al 18.

Anche il Fondo Monetario Internazionale ha quindi sottolineato i punti critici del sistema bancario italiano, come il nodo MPS, le banche popolari e la lenta crescita dell’economia reale.