Prestiti e trasparenza, un passo indietro

di Gianfilippo Verbani Commenta


La riforma sul credito al consumo è entrata in vigore da poco, dall’1 giugno del 2011, con l’obiettivo di garantire a favore ed a tutela del consumatore una maggiore trasparenza; ma non è tutto oro quello che luccica visto che per un passo in avanti fatto si rischia di farne due indietro. La riforma sul credito al consumo, che recepisce una direttiva comunitaria, obbliga banche e società finanziarie ad un maggior rigore, precisione ed attenzione nelle comunicazioni alla clientela, ma nello stesso tempo per prodotti chiave come i prestiti è decaduta la consegna del foglio informativo, sostituito da un nuovo modulo, il cosiddetto “Iebcc” che assomiglia più che altro ad un preventivo. Questa novità, che rischia di non far fare scelte pienamente consapevoli a chi chiede un prestito, non è stata ad esempio ben accolta, proprio dal fronte della trasparenza, dall’AGCM, l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato che non a caso ha parlato di un passo indietro; questo perché secondo l’Antitrust il foglio informativo è sia fondamentale per il consumatore che chiede il prestito, sia per incentivare la concorrenza settoriale.

A fronte di questa penalizzazione c’è però anche qualcosa di buono nella nuova normativa sul credito al consumo; nell’ambito del maggior rigore sulle comunicazioni, infatti, la banca o la società finanziaria non potrà più indicare il costo complessivo del finanziamento, attraverso il Taeg, con caratteri minuscoli o con note in calce ai documenti che possano passare inosservati agli occhi del cliente.

Rispetto al Tan, infatti, il Taeg è di norma un tasso più elevato, spesso molto più elevato, proprio perché include i costi accessori legati al prestito che possono spaziare dalle spese di istruttoria a quelle di incasso rata, se previste, e passando per gli eventuali costi dell’assicurazione a copertura del credito concesso dalla banca o dalla società finanziaria.