Quando una persona cara passa a miglior vita, e ci si trova nella posizione giuridica di eredi, si ricevono onori ed oneri legati alla titolarità delle attività e delle passività del defunto.
Ma cosa fare se tra di esse è presente anche un prestito personale? Le conseguenze possono essere tante. Vediamo come trattare i “prestiti ereditati”.
Innanzitutto, è possibile rinunciare all’eredità attraverso un’apposita dichiarazione. Questa azione ci escluderà da attività e passività di cui era titolare il defunto. Di conseguenza, occorre valutare la convenienza ad effettuare tale dichiarazione, che ci esautorerebbe dal pagare il debito residuo del finanziamento, ma ci priverebbe altresì dei valori attivi ereditabili (es. denaro in conto corrente, case, ecc.).
In secondo luogo, è bene informarsi sulle caratteristiche di natura assicurativa presenti in abbinamento al prodotto di prestito personale.
Un numero crescente di prestiti è infatti erogato insieme ad una particolare assicurazione che prevede l’estinzione anticipata e automatica del debito residuo all’avverarsi del funebre evento.

In futuro in Italia sarà ancora più incisivo il contrasto ai crimini informatici nell’ambito sia dei servizi di home banking, sia in quelli legati all’utilizzo del “denaro di plastica”, ovverosia Bancomat, carte prepagate e carte di credito. Questo grazie ad un accordo che, secondo quanto reso noto nella giornata di ieri dall’ABI, è stato siglato dall’Associazione Bancaria Italiana con la Polizia Postale, e che ha una durata di tre anni. Polizia e banche, quindi, rafforzano nel nostro Paese la collaborazione nella lotta ai “cyber criminali” che sono purtroppo sempre più strutturati ed in grado di agire non solo su scala nazionale, ma anche transnazionale. L’accordo, tra l’altro, porterà ad attivare un canale di scambio informativo sui fenomeni delittuosi al fine di poter agire tempestivamente anche al fine di prendere con rapidità le dovute contromisure ed azioni difensive.


Un prestito in “edizione limitata” in quanto riservato ai primi duemila finanziamenti erogati. Trattasi del “Gran Prestito Limited Edition“, il prodotto per l’accesso al credito di Cariparma, Istituto di credito del Crédit Agricole, che offre un tasso più basso rispetto a quello della attuale media di mercato. In particolare, il tasso del “Gran Prestito Limited Edition” tende ad abbassarsi all’aumentare degli importi di cui si ha bisogno per poter finanziare i propri progetti; nel dettaglio, il tasso è al 6,75% per gli importi fino a 10 mila euro; è al 6,50% per importi oltre i 10 mila euro e fino ai 15 mila euro, mentre scende ulteriormente al 6,25% per importi erogati sopra i 15 mila euro. Il tutto a fronte di condizioni sul Gran Prestito Limited Edition di Cariparma caratterizzate da zero spese per l’estinzione anticipata, ma anche per l’incasso della rata mensile; inoltre, per garantirsi protezione per quel che riguarda il rimborso del credito residuo, al Gran Prestito Limited Edition di Cariparma è possibile associare la sottoscrizione di una copertura assicurativa che può mettere al riparo il contraente da diversi imprevisti che possano incidere temporaneamente o definitivamente sulla capacità di poter onorare le rate del prestito.

Quali sono per il prossimo anno le migliori carte prepagate presenti sul mercato e, quindi, da sottoscrivere? Ebbene, la risposta al riguardo ce la fornisce Of-Osservatorio Finanziario che ha stilato la classifica delle migliori prepagate del 2011; dal rapporto di Of, in particolare, è emerso come tra le prime dieci migliori prepagate ci siano le cosiddette carte “sostituisci-conto”, ovverosia quelle con l’Iban che permettono di far funzionare la carta come un normale conto corrente ma solo per le operazioni bancarie di base. Nel dettaglio, la miglior prepagata 2011 secondo Of è il “Conto Tascabile di CheBanca!” con a seguire la “Genius Card” di Unicredit e poi la carta “Superflash” di Intesa Sanpaolo. Chiaramente queste tre carte, che sono tutte rigorosamente delle carte Iban, spiccano sia per la convenienza, sia per i servizi che sono in grado di offrire.



Nonostante la proliferazione, spesso quasi “incontrollata”, di conti correnti offerti dal sistema bancario, i costi al netto delle spese per l’imposta di bollo, dovuta per Legge, tutto fanno tranne che scendere. A rilevarlo da parecchio tempo sono le Associazioni dei Consumatori, ma anche la Banca d’Italia nei giorni scorsi, nel corso di un’audizione al Senato, ha posto l’accento proprio sul fatto che i costi in media sono stabili, ovverosia uguali a quelli dello scorso anno. Di conseguenza, in uno scenario caratterizzato in Italia da costi per i conti correnti che sono tra i più alti d’Europa, l’unica “arma” per il cliente bancario è quella di effettuare dei confronti in modo tale che, a parità di servizi offerti, si possa scegliere il conto corrente meno caro. Il parametro chiave è l’Isc, l’indicatore sintetico di costo, che è l’unico in grado di “pesare” i veri e reali costi di un conto corrente anche ai fini di un confronto.
