In Italia il nostro tessuto produttivo è composto in prevalenza da una miriade di piccole imprese ma anche di micro imprese che, a causa della crisi finanziaria e della conseguente stretta creditizia, hanno pagato più di tutti a caro prezzo la pessima congiuntura. Stiamo parlando di tutte quelle imprese costituite sotto forma di ditta individuale, ma anche imprese a conduzione familiare, piccoli artigiani e lavoratori autonomi che purtroppo molto spesso si sono visti in questi mesi sbarrata la porta dell’accesso al credito. In tal senso, il colosso bancario europeo UniCredit Group, ad integrazione del “Progetto Impresa Italia” finalizzato a sostenere l’attività delle imprese, ha siglato con le Associazioni di Categoria dell’artigianato e del commercio, quasi contestualmente all’Avviso comune dell’ABI sulla moratoria dei crediti delle PMI, un importante accordo finalizzato a sostenere l’attività di ben diecimila imprese in difficoltà al fine di traghettarle fuori dalla situazione di crisi e dalle temporanee difficoltà legate alla cattiva congiuntura.
L’accordo, nello specifico, è stato siglato da Unicredit con la Confcommercio, CNA, Confartigianato e Casartigiani, e con l’intento di “tendere la mano” a tutte quelle piccole imprese che si trovano in condizione di disagio creditizio. Nel prossimo mese di settembre, saranno rese note le modalità operative di applicazione del progetto; ma già da ora, in accordo con quanto riporta la Confartigianato, si può far presente che il progetto punterà ad aiutare circa diecimila piccole imprese che rischiano la chiusura offrendo il giusto sostegno, anche grazie all’intervento delle Associazioni di categoria e dei Confidi, attraverso delle soluzioni “personalizzate”.
A tal fine, infatti, il progetto prevede l’istituzione, su tutto il territorio nazionale, di ben 80 task force che si occuperanno di valutare le esigenze delle piccole imprese in difficoltà; all’interno delle task force saranno presenti sia specialisti del colosso bancario Unicredit, sia rappresentanti dei Confidi, sia delle Associazioni di Categoria per “traghettare” le imprese fuori dalla crisi evitando tra l’altro, su scala nazionale, ulteriori effetti negativi sui livelli occupazionali. Questo perché, specie dopo il periodo delle ferie estive, molte imprese del commercio e dell’artigianato rischiano di non aprire più o di riaprire ma con tante incognite sulla continuità d’impresa.