Conti correnti: cinque euro al giorno per chi sconfina

di Gianfilippo Verbani 1


Da un bel pezzo in Italia è stata abolita per Legge la cosiddetta commissione di massimo scoperto, ovverosia quei costi applicati dalle banche nel momento in cui su un conto corrente non affidato si va in rosso, anche per un solo giorno. Pur tuttavia, come s’è visto, a fronte dell’eliminazione della commissione di massimo scoperto, gli istituti di credito si sono subito “rifatti” introducendo in sostanza la stessa commissione “mascherata” spesso con nomi e definizioni alquanto stravaganti. E così, anche se si va in rosso anche di un solo euro, e per un solo giorno, le banche applicano una commissione, addirittura giornaliera, che può anche arrivare fino a cinque euro!

A farlo presente sono congiuntamente l’Abusbef e la Federconsumatori che sono tornate a ribadire come nel nostro Paese i conti correnti siano cari, carissimi. Le due Associazioni dei Consumatori, inoltre, denunciano casi di comportamenti discutibili da parte delle banche come la revoca degli affidamenti con addirittura ventiquattro ore di preavviso, praticamente dall’oggi al domani.

Di conseguenza Adusbef e Federconsumatori non hanno non potuto accogliere con un plauso la decisione dell’Agcm, l’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, di aprire a carico delle banche un’indagine conoscitiva con la quale si indagherà, tra l’altro, sulla tanto discussa “tassa sul contante“, ovverosia la commissione sui prelievi di denaro dal conto corrente, allo sportello, che può addirittura arrivare fino a tre euro ad operazione. L’ABI, Associazione Bancaria Italiana, ha più volte ribadito, invece, come le banche siano trasparenti, come si facciano concorrenza tra di loro, e come nel nostro Paese i conti correnti della clientela siano in prevalenza “package” e tendenti a far risparmiare utilizzando i canali alternativi allo sportello. A questo punto, la parola passa all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (Antitrust) al fine di capire chi ha ragione.


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