Cei: prestito per le famiglie colpite dalla crisi

di Gianfilippo Verbani 2

La crisi non risparmia nessuno e non sono solo i colossi a fallire e chiedere gli aiuti di Stato, ma la parte più debole, le famiglie che versano in condizioni economiche da “precariato” forse possono dire qualcosa. Perdita del lavoro, nessuna garanzia e disoccupazione. Necessità di chiedere un prestito? Quasi impossibile senza un garante. Ma forse si apre uno spiraglio: le famiglie con più di tre figli che si trovassero senza lavoro a causa della crisi potranno accedere a una forma di sostegno promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana: un sussidio di 500 euro al mese per pagare l’affitto o il mutuo.

Chi ha stanziato il denaro? La Cei alimenterà il fondo con 30 milioni di euro, che saranno raccolti in una colletta nazionale. Le banche da parte loro decuplicheranno il tetto fino a 300 milioni. I soldi saranno erogati dalle banche sotto forma di un prestito garantito appunto dalla Cei.

Abbiamo calcolato – ha affermato mons. Mariano Crociata, neo segretario generale della Cei – che in queste condizioni potranno trovarsi dalle 20 alle 30 mila famiglie. Ci si dovra’ rivolgere al parroco e non ci saranno persone dedicate a questo servizio. Le famiglie che rientreranno in questi parametri (dovranno essere coppie sposate, anche se solo civilmente) saranno indirizzate alla Caritas diocesana o agli uffici delle Acli. La banca poi in 10-20 giorni inizia questo sostegno, con l’erogazione mensile della somma di 500 euro. Servira’ per l’affitto o il mutuo per un anno. L’erogazione potra’ essere rinnovata poi per un secondo anno e non esclude altri aiuti che la famiglia puo’ chiedere o ricevere.

Il Fondo si pone l’obiettivo di permettere alle famiglie con almeno tre figli a carico oppure segnate da situazioni di grave malattia o disabilita’ – specifica la Cei – che abbiano perso o perderanno ogni fonte di reddito, di ottenere dal sistema bancario un prestito mensile per dodici o ventiquattro mesi, da restituire a condizioni di favore quando avranno ritrovato il lavoro, cosi’ da poter fare fronte alle spese per la casa e alle necessita’ piu’ impellenti. Si tratta di un segno di speranza, finalizzato ad aiutare un numero di casi necessariamente contenuto, ma significativo per la tipologia scelta. L’intervento si affianca alla capillare azione di carita’ svolta dalle Caritas diocesane e dalle organizzazioni del volontariato cattolico e sociale e non intende sostituirsi ai doverosi e irrinunciabili interventi che competono allo Stato e agli enti pubblici.

Per ottenere il prestito occorrerà rivolgersi al parroco e gli uffici delle Acli, come altri organismi cattolici, permetteranno di avere un’idea dell’attendibilità delle richieste.

Commenti (2)

  1. Essendo in condizioni gravose,dopo essermi cosultato con servizi sociali centri di ascolto di caritas ed anche una vasta ricerca per un nuovo lavoro,la mia posizione non è migliorata.Il 22 m.c. dovro’ pure lasciare casa,essendo moroso.
    Vorrei se possibile avere informazioni in riferimento al “prestito della speranza”.

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