Prestiti e finanziamenti: debito medio famiglie italiane verso i 30 mila euro

di Fil 2

Nel nostro Paese, purtroppo anche a causa della crisi finanziaria ed economica, le famiglie risultano essere sempre più indebitate, al punto in Italia il debito medio per nucleo familiare si sta avvicinando alla soglia record dei 30 mila euro. In particolare, secondo quanto rende noto Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, in base ad una ricerca commissionata a KRLS Network of Business Ethics, il debito medio delle famiglie italiane è salito a ben 28.700 euro, con la conseguenza che è in aumento anche il rischio relativo al ricorso, da parte delle famiglie schiacciate dei debiti, all’usura. In particolare, Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani rivela come nel nostro Paese le famiglie a rischio usura siano ben 1,71 milioni a fronte di un totale di 3,05 milioni di famiglie che vanno avanti in una condizione di sovra indebitamento. Poi ci sono addirittura 1,15 milioni di famiglie a rischio alimentare, ovverosia che non hanno soldi a sufficienza per potersi procurare il cibo.

Come uscire allora da questa grave situazione? Ebbene, secondo il presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno, la tendenza crescente delle famiglie al sovra indebitamento è frutto di tanti fattori, tra cui la legalizzazione del gioco d’azzardo, ma anche la riscossione coattiva da parte del fisco che costringere le famiglie a dover richiedere dei prestiti.

Di conseguenza, il Presidente dell’Associazione chiede che lo Stato sospenda le misure che portano alla riscossione forzata delle imposte, a carico dei nuclei familiari e dei piccoli imprenditori, attraverso misure quali il blocco dei conti correnti e di quelli postali, il pignoramento della pensione o l’uso delle ganasce fiscali. Inoltre, andrebbe messa a punto una “stretta” contro il dilagare del gioco d’azzardo così come sul Fisco si dovrebbe mettere in atto una revisione, una vera e propria riforma che garantisca equità mettendo al centro non l’impresa ma il “sistema famiglia“.

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