“Utilization rate” per le carte di credito

di Laura Commenta

Questa crisi avanza veramente nell’economia reale: l’Islanda ha messo in vendita la sua ambasciata a Washington e i suoi edifici di New York, Londra e Oslo. I supermercati britannici Marks and Spencer sostituiscono i ricchi ingredienti dei propri sandwich con marmellata di fragole (sicuramente economica quanto gustosa). L’American Express offre denaro ad alcuni suoi clienti affinchè saldino i conti e chiudano il servizio (bonus di 300 dollari a patto che i clienti accettino di rimborsare l’intero debito contratto entro il 30 aprile). Ma non finisce qui per la società.

Ricordate gli esercizi che ci facevano svolgere a scuola il cui protagonista era sempre l’indaffaratissimo (ed anche sfortunato poichè sempre pieno di problemi da risolvere…) signor Rossi? Ovviamente di questo gentile signore esiste anche il corrispettivo americano e fa la sua apparizione su Bloomberg. «Wayne Brown ha un dilemma», scrive l’agenzia Bloomberg. Il “signor Rossi” americano é stavolta indeciso su cosa fare della propria carta di credito American Express: se decide di utilizzarla di meno è probabilmente gli venga ridotto il massimale. Se invece decide di riservare l’uso a pochissime occasioni è probabile che il suo tasso d’interesse diventi realmente troppo alto.

Infatti proprio a causa dell’ “utilization rate” (un parametro recentemente introdotto, legato all’uso dello strumento di pagamento), questo é il dilemma che si trovano ad affrontare tanti utilizzatori della carta. Il colosso americano ha deciso in questo modo di “riparametrare il rischio”. Ma non solo American express: circa il 45% delle banche americane ha ridotto i limiti per le nuove e le vecchie carte di credito. Sono i dati pubblicati in un recente rapporto (gennaio 2009) della Federal Reserve. Le stime: il credito accordato ai possessori di carte potrebbe essere complessivamente ridotto di 2 mila miliardi di dollari nel prossimi 18 mesi. All’interno di questo scenario quasi sconcertante, in molti ormai piangono la crisi ma il problema é ancora irrisolto, nonostante aiuti di Stato e nazionalizzazioni (chissà se in futuro queste manovre daranno buoni risulati).