Tango bond – Botta e risposta tra Stati Uniti e Buenos Aires

di Gianfilippo Verbani Commenta

Buenos Aires ha aperto un'inchiesta sulla procedura seguita dal giudice Griesa e ha chiesto la rimozione del mediatore incaricato per la risoluzione della faccenda, Daniel Pollack, che non è riuscito a trovare un accordo tra le parti.

A pochi giorni dal default tecnico in cui è precipitata l’Argentina in seguito al mancato pagamento dei suoi debiti nei confronti di un parte dei creditori internazionali, tra il governo di Buenos Aires e le parti in causa degli Stati Uniti continua un lungo braccio di ferro e un serrato botta e risposa su posizioni contrastanti. 

L’Argentina in un nuovo default dopo soli 13 anni

Da una parte, infatti, gli argentini e il Ministero dell’Economia in particolare hanno accusato il giudice americano Thomas Griesa che segue la causa degli hedge fund USA di aver mandato appositamente la Repubblica argentina in default bloccando il pagamento destinato ai titolari di crediti ristrutturati, favorendo nel frattempo l’incasso da parte dei fondi avvoltoio di una assicurazione contro il default pari ad un miliardo si dollari, contratta in precedenza.

Tango bond – Le cause e lo scenario del mancato accordo con gli hedge fund

L’Argentina in un duro comunicato sostiene che il giudice americano stia apertamente favorendo la posizione degli hedge fund e compiendo una estorsione al governo argentino impedendo di pagare quando già erogato ai possessori dei titoli ristrutturati. Buenos Aires ha così aperto un’inchiesta sulla procedura seguita dal giudice Griesa e ha chiesto la rimozione del mediatore incaricato per la risoluzione della faccenda, Daniel Pollack, che non è riuscito a trovare un accordo tra le parti.

La risposta da parte degli Stati Uniti, tuttavia, non si è fatta attendere. Gli americani sostengono infatti che Buenos Aires deve pagare 1,5 miliardi di debiti agli hedge fund prima di avviare pagamenti a coloro che hanno accettato il concambio sul debito e che Pollack rimarrà al suo posto.