Mutui, quali sono gli effetti negativi della guerra in Ucraina

di Daniele Pace Commenta

Al giorno d’oggi, la richiesta di un mutuo rappresenta una scelta decisamente complicata, dal momento che è condizionata in maniera importante dall’andamento del mercato. Non era sufficiente lo scoppio della pandemia, dal momento che è intervenuta anche la guerra in Ucraina a rendere più complessa la situazione.

Già durante i primi giorni di questo mese di marzo si sono notate le prime conseguenze in merito ai mutui, nonostante per il momento non ci sono delle ripercussioni importanti sul costo dei finanziamenti.

Da qualche mese il Vecchio Continente è attraversato da una grana ben precisa, ovvero quella legata all’incremento dell’inflazione, che è causato in buona parte dall’incremento del prezzo dell’energia, ecco che l’invasione della Russia in Ucraina non farà altro che rendere tutto più complicato.

Di conseguenza, proviamo a capire che cosa sta per succedere ai mutui, tenendo conto che il primo effetto negativo è legato all’aumento dei tassi di interesse. Uno scenario particolarmente teso che riguarda i tassi potrebbe rendere l’acquisto di un’abitazione estremamente più costoso e, nella maggior parte dei casi, farlo diventare un investimento che tante famiglie non si potranno più permettere.

Stando a quanto è stato rilevato da parte di un’indagine di MutuiSupermarket, ecco che sul mercato si può notare un alto livello di volatilità dell’Irs. Quest’ultimo è un indice che si prende come vero e proprio punto di riferimento per i mutui a tasso fisso. A partire dalla metà del mese di dicembre, ecco che c’è stato il passaggio da un indice a 20 anni pari allo 0.30% fino ad arrivare a più dell’1% della fine del mese di febbraio, per poi tornare intorno allo 0.86% dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Non è un caso, quindi, che nel mese di marzo i tassi di interesse che riguardano i mutui a tasso fisso subiranno un aumento pari a 20-40 punti base, dal momento che vengono calcolati direttamente sull’andamento del prezzo del denaro relativo al mese di febbraio.

Quindi, il dato medio che è legato alle rilevazioni che hanno frequenza mensile dell’indice di riferimento per quanto riguarda i mutui a tasso fisso Irs a 20 anni durante il mese di marzo ha fatto registrare dei valori non proprio confortanti. Infatti, si è notato un calo pari allo 0.02%, portandosi intorno a quota 0.86%. Lo stesso indice che riguarda i mutui a tasso variabile a marzo ha fatto notare un calo pari allo 0.52%.