RC Auto: Antitrust, inchiesta sul Risarcimento Diretto

di Gianni Puglisi Commenta


Non c’è pace per le compagnie d’assicurazione, finite per l’ennesima volta sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust. Non c’è pace, però, soprattutto per i titolari delle polizze RC Auto, ovverosia la grandissima maggioranza degli italiani, in quanto l’indagine conoscitiva avviata a carico delle compagnie è il frutto di rimostranze di consumatori che si sono accorti del fatto che, nonostante siano state introdotte – e benedette! – alcune novità finalizzate a rendere il comparto più competitivo, il premio delle polizze ha continuato a crescere senza posa in questi ultimi cinque anni. Nel mirino delle associazioni dei consumatori, che hanno segnalato l’incongruenza, è finito il cosiddetto “Risarcimento Diretto”: la compagnia liquida il sinistro direttamente al carrozziere, all’incidentato solo la seccatura di portare avanti e indietro la propria automobile.

Che detta così sembra una cosa stupenda. Peccato però che, come accade spesso in Italia, fatta la Legge si sia trovato l’inganno, ovverosia una strategia perfetta per aggirarla. Il sistema è entrato in vigore da tre anni, e si prevedeva potesse ridimensionare i costi a carico delle compagnie calmierando quindi la portata delle polizze: previsione sbagliata, dal momento che i costi hanno proseguito a crescere, le compagnie a ritoccare verso l’alto i listini e gli assicurati a pagare, business as usual.

Per questo, secondo l’Antitrust, occorre capire se la riforma, nella sua concreta attuazione, abbia prodotto la necessaria spinta competitiva o se, al contrario, sia necessario introdurre correttivi per rimuovere eventuali ostacoli alla piena produzione degli attesi effetti pro-concorrenziali. L’esame del garante della concorrenza partirà dallo studio delle diverse politiche di controllo dei costi dei risarcimenti adottate dalle compagnie. Tenendo sempre presente che non si sta parlando di una questione di poco conto, o di un settore marginale: la RC Auto “vale” una raccolta premi da 17 miliardi di euro all’anno: circa l’1,2% del PIL, con una spesa per famiglia che si attesta attorno al migliaio di euro.