Pro e contro del tetto Ue alle commissioni delle carte di credito

di Gianni Puglisi Commenta

Se il provvedimento passasse sarebbero di certo favoriti gli esercenti commerciali, perché soggetti a costi inferiori per l'uso di un servizio di fondamentale importanza nella grande distribuzione.


Mentre tra le sale di Bruxelles e di Strasburgo si consuma in questi giorni la dura battaglia tra i rappresentanti della grande distribuzione organizzata, cioè la lobby  degli esercenti commerciali, e quella delle società finanziarie che gestiscono le carte di credito, in merito alla possibile imposizione del tetto Ue alle commissioni interbancarie che si pagano sulle transazioni elettroniche, è sicuramente utile fare un punto della situazione sui possibili pro e sui possibili contro di questa nuova misura in relazione alle diverse parti in causa.

Pro e contro del tetto Ue alle commissioni delle carte di credito

Oltre alle due grandi lobby che si sono lanciate in difesa dei propri interessi commerciali come terza parte in causa vi sono anche i clienti, cioè gli utilizzatori finali che potrebbero avere parte attiva nella questione. Il provvedimento del Parlamento Europeo ha infatti suscitato già una serie di reazioni positive o negative a seconda dei casi. Ecco quali sono quindi i possibili scenari.

Ancora scontro a Bruxelles sulle commissioni delle carte di credito

Se il provvedimento passasse sarebbero di certo favoriti gli esercenti commerciali, perché soggetti a costi inferiori per l’uso di un servizio di fondamentale importanza nella grande distribuzione, vista la sempre crescente diffusione degli strumenti di pagamento elettronici.

L’Unione Europea approva la riduzione delle commissioni interbancarie delle carte di credito

Secondo invece i rappresentanti delle società finanziarie l’imposizione di un tetto massimo alle commissioni interbancarie potrebbe far lievitare i costi che i clienti oggi pagano in maniera indiretta per usufruire del servizio del pagamento elettronico. In molti paesi in cui simili misure sono state approvate, infatti, i costi relativi alla gestione delle carte di credito si sono poi riversate sui consumatori, i quali non trovando più conveniente l’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici, sono tornati ad utilizzare prevalentemente il contante.

Fenomeni di questo tipo sono ad esempio avvenuti in Spagna, negli Stati Uniti, in Australia e Corea. Le autorità centrali sperano invece di incentivare con la misura l’utilizzo del denaro elettronico e attraverso questo abbattere anche il problema dell’ evasione fiscale. Quello che si teme, poi, oltre al rialzo delle spese per gli utilizzatori finali delle carte di credito e delle carte di debito è anche uno svantaggio per i piccoli commercianti, che hanno di sicuro un più basso potere di contrattazione rispettosa grandi esercenti. Questi ultimi potrebbero infatti decidere di ridurre il numero delle carte di credito accettate e di conseguenza ancora una volta disincentivare i consumatori all’ uso degli strumenti di pagamento elettronici.