Borse sempre più care: cosa succede a tassi e investitori

di Daniele Pace Commenta

Le espansioni monetarie stimola dalle banche centrali portano con sé sempre e comunque tutta un serie di conseguenze, che non sono unicamente positive. Dal 2009 ad oggi, tali scelte hanno spinto sempre più verso la formazione di una vera e propria bolla che riguarda le obbligazioni.

Se le borse di tutto il mondo proseguono in una sorta di caccia al primato, a maggior ragione dopo aver raggiunto un valore pari a ben 115 mila miliardi di dollari, circa il 131% del Più di tutto il mondo, anche le obbligazioni globali fanno registrare un aumento impressionante e pure un po’ preoccupante, dato che si arriva a toccare la soglia dei 65 mila miliardi di dollari.

Correva l’anno 2009 quando, prima rispetto alla scelta della Federal Reserve di puntare tutto sul quantitative easing, il valore dei bond in tutto il mondo non superava la soglia dei 20 mila miliardi, con le Borse che non superavano il muro dei 30 mila miliardi.

Ebbene, proprio da questi numeri si può facilmente notare quanto entrambi i mercati in questione abbiano risentito, con un trend tipicamente verso l’alto, delle politiche espansive che sono state adottate da parte delle banche centrali e di quanto, al contempo, sia estremamente complicato per qualsiasi investitore, andare a riportare in equilibrio il proprio portafoglio.

La principale complicazione è legata al fatto che gli schemi del passato sono saltati in tutto e per tutto. Infatti, prima del quantitative easing, era tutto molto più facile per un investitore. Infatti, nel momento in cui le azioni costavano troppo, gli investitori tendevano a coprirsi incrementando l’esposizione in obbligazioni. Invece, nel caso in cui tassi restavano particolarmente contenuti, e di conseguenza i prezzi dei bond erano decisamente elevati, ecco che si trovavano diverse occasioni interessanti all’interno del mercato azionario.

In fin dei conti, quindi, azioni e bond hanno avuto un andamento che ricorda in molti casi quello di due vasi comunicanti in cui immettere la liquidità in relazione al contesto macro-economico di riferimento. Un rapporto che è saltato in tutto e per tutto, in modo particolare dal momento in cui le banche centrali hanno cominciato a sfruttare il mercato obbligazionario come uno strumento fondamentale per l’inserimento di liquidità all’interno del sistema, in modo tale da cercare di colmare le lacune lasciate dalle varie crisi. Se le banche centrali decidessero, da domani ad esempio, di non considerare più questo mercato, riportando i bilanci sulle soglie pre-Lehman, ecco che la bolla delle obbligazioni andrebbe ad esplodere.