Erdogan, il taglio ai tassi e la lira che crolla a picco

di Daniele Pace Commenta

La richiesta di Erdogan di un taglio dei tassi in Turchia ha portato a una conseguenza particolarmente evidente, ovvero provocare un vero e proprio crollo della lira turca, che ha toccato i minimi storici. Ancora una volta, quindi, il presidente turco decide di intervenire sulla politica monetaria, sottolineando come entro due mesi voglia apportare un taglio del costo del denaro.

Il costo della moneta, in Turchia, è attualmente al 19%: ebbene, per Erdogan, tale manovra non farebbe altro che abbattere l’inflazione, che adesso è salita al 17%. Di fronte a tale situazione, il cambio ha lasciato per strada il 4% a 8,8 dollari, se non fosse per le resistenze messe in mostra da parte di Sahap Kavcioglu, il governatore a partire dal mese di marzo.

Una scelta che, come si può facilmente intuire, ha portato solamente a un crollo ancora peggiore della lira turca. Erdogan, però, pare non voglia sentire ragioni e addirittura nel corso di un’intervista ha parlato proprio di come abbia convinto il governatore della Banca Centrale, sottolineando come sia un imperativo ridurre il più possibile il costo del denaro.

Insomma, ancora una volta Erdogan dimostra di ritenere la Banca Centrale turca come una sorta di strumento nelle sue mani e a sua completa disposizione. Si può ricollegare proprio in tale direzione la scelta, nello scorso mese di marzo, di rimuovere il governatore dell’istituto stesso, Naci Agbal, portando in alto Sahap Kavcioglu. Il problema, per Erdogan, è anche quest’ultimo ha deciso di conservare invariati i tassi al 19%, e al contempo l’inflazione ha fatto un balzo fino al 17%, con la lira turca che, da metà del mese di marzo, ha lasciato per strada il 16%, mettendo inevitabilmente pressione ai prezzi.

Il problema è che la lira turca ha fatto registrare prestazioni veramente di basso livello nel corso del 2021 tra tutte le principali valute emergenti. Il motivo è facile da intuire: gli investitori non accettano le decisioni di Erdogan, che di fato vengono viste come delle vere e proprie interferenze nella politica monetaria della Turchia. 

Nel corso del mese di aprile, l’inflazione ha toccato il 17,14% e conservare i tassi particolarmente elevati rappresenta uno dei sistemi per cercare di gestire al meglio i prezzi al consumo. Il principale rischio che si teme si possa correre è che, togliendo le cinture di sicurezza alla politica monetaria nel periodo sbagliato, l’inflazione possa schizzare ancora di più verso l’alto.