BCE e tassi di interesse negativi: ecco qual è la situazione attuale

di Daniele Pace Commenta

Ci troviamo in un periodo in cui la Federal Reserve sta continuando a fare degli sforzi decisamente importanti per cercare di bloccare il trend per cui il tasso del mercato monetario sta finendo al di sotto dello zero. In che modo sta provando quantomeno a limitare i danni? Sfruttando quelli che vengono chiamati pronto termine inversi, mentre in diversi mercati finanziari della zona Euro stanno cominciando a comparire dei tassi di interesse in negativo.

Proviamo a capire che cosa sta succedendo: in primo luogo, bisogna mettere in evidenza come il tasso di interesse che è stato messo in atto da parte della Banca Centrale Europea sui depositi delle banche commerciali presso la medesima BCE, quello che ovvero viene ribattezzato tasso di deposito.

A partire dal momento in cui ha preso il via la crisi finanziaria in Europa, la BCE ha preso l’impegno in un gran numero di acquisti di obbligazioni sia in ambito statale che societario: un aspetto che ha portato ad aumentare i depositi delle banche commerciali proprio presso la BCE. Ebbene, i depositi delle banche commerciali presso la Banca Centrale Europea stanno andando decisamente oltre rispetto i requisiti minimi di riserva e non fanno altro che proseguire nel loro forte trend in aumento.

Nel corso del mese di giugno di sette anni fa, il tasso di interesse che ha ad oggetto il deposit facility della BCE, che funziona come una sorta di tasso minimo di interesse, è stato stabilito per la prima volta in una zona negativa, toccando il -0.1% e da quel momento è diminuita fino ad arrivare allo -0.5%.

Tutto questo scenario non ha fatto altro che comportare una notevole pressione sulle spalle delle banche commerciali, in maniera tale che queste ultime potessero portare i tassi di interesse negativi sui depositi delle famiglie, sui depositi delle aziende e sui depositi comuni.

La ragione è piuttosto facile da intuire ed è legata al fatto che, a partire dal 2008 in poi, le continue politiche che hanno mantenuto decisamente bassi i tassi di interesse, non hanno fatto altro che continuare a porre sotto pressione i margini di interesse in relazione alle banche commerciali, così come a mettere in scacco i profitti che riguardano gli interessi e, di conseguenza, un po’ tutti i ricavi nel complesso.