Tasse per tutti, ma non per il web

di Daniele Pace Commenta

Gli italiani pagano le tasse, i giganti di internet no. Il fisco ha già indagato molte volte, ma i grandi di internet continuano a pagare pochissime tasse.

Gli italiani pagano le tasse, i giganti di internet no. Il fisco ha già indagato molte volte, fatto multe e comminato sanzioni, ma a quanto pare, le grandi multinazionali di internet continuano a pagare pochissime tasse, nonostante i grandi profitti realizzati nel nostro paese. Eppure sembrava che la strategia della Procura di Milano, che convinse Apple e Google ad accordarsi per pagare 624 milioni di tasse arretrate, potesse funzionare. Invece le grandi multinazionali continuano a dichiarare le tasse in Irlanda, e negli altri paesi a regime fiscale moto basso, come l’Olanda, il Lussemburgo, Olanda o il Delaware. I grandi colossi dei social e le grandi piattaforme di e-commerce, fatturano miliardi ma hanno pagato solo 11,7 milioni di euro di tasse nel 2016, in pratica quanto paga una azienda medio-grande di manufatti che produce e vende in Italia, come la Piaggio. Tutto a norma di legge, secondo i fiscalisti di Facebook e compagnia, che avrebbe dichiarato incassi pubblicitari “italiani” per 224,6 milioni, solo nel 2015, ma mai iscritti come tassabili, perché tutto il denaro viene pagato online in banche irlandesi, e lì viene dichiarato al fisco. Dalla casa madre irlandese invece, arrivano i pagamenti alla filiale italiana, come fornitura di servizi alla stessa Facebook Irlanda, poco più di 7 milioni, su cui pagare le tasse in Italia. Il risultato è di 203mila euro di tasse pagate, a fronte di ricavi reali per quasi 225 milioni. Si tratta di tasse che un negozio medio-grande paga tranquillamente al fisco, senza avere gli stessi introiti. Merito delle triangolazioni fiscali, a cui l’Europa non riesce a porre un freno.