Yuan al ribasso, la Banca centrale decide di non toccare i tassi prime rate

di Daniele Pace Commenta

Una stretta inaspettata, quella della Fed a stelle e strisce, che ha portato a un netto rafforzamento del dollaro. Doveva pur rispondere in qualche modo la Cina e ha scelto di farlo adottando una politica monetaria decisamente moderata, in modo particolare scegliendo di non modificare i tassi sulle prime rate. Insomma, l’obiettivo numero uno è presto detto, ovvero raggiungere il prima possibile la stabilità.

Il National Interbank Funding Center ha svelato come il tasso primario di un prestito a un anno, detto anche Lpr, legato al mercato, è stato stabilito pari a 3,85%, senza alcun cambiamento in confronto al mese precedente. Non è stato toccato nemmeno il Lpr a oltre cinque anni, su cui buona parte degli istituti fondano i loro interessi di mutuo ai clienti più prestigiosi, che è stato mantenuto al 4,65%.

Di conseguenza, si può facilmente intuire come la scelta della Banca centrale cinese sia inevitabilmente quella di continuare ad allinearsi a una politica decisamente prudente, su cui non sembra aver particolarmente influito la strategia della FED che, in modo perlopiù inatteso, ha deciso di serrare le file e rendere più forte il dollaro. Così, lo yuan è caduto ai livelli minimi toccati da un mese e mezzo ad oggi.

Con questa decisione, sono addirittura 14 i mesi di fila in cui i più importanti tassi della Cina non subiscono cambiamenti. Spostando un attimo il focus sulla FED, le dichiarazioni rese mettono in evidenza come la scelta di muoversi verso una stretta più forte della politica monetaria rappresenta una sorta di risposta quasi naturale rispetto alla crescita economica. In modo particolare, pare che si sia trattato più che altro di una risposta nei confronti dell’inflazione, che sembra correre molto più veloce di quanto gli addetti ai lavori potevano prevedere, in una fase molto delicata, in cui, esattamente come tutte le altre nazioni, anche gli Usa stanno provando a venir fuori dall’emergenza sanitaria.

È chiaro che una simile scelta improvvisa comporterà degli effetti per la Cina, visto che alcune conseguenze sia sulla valuta che sui mercati si sono già visti. Una FED decisamente aggressiva potrebbe rinforzare notevolmente il dollaro, comportando al contempo un calo dello yuan. La principale conseguenza? Una pressione sul mercato delle azioni di Pechino, oltre diversi deflussi esteri che sarebbero, anche in questo caso, semplicemente un riflesso della scelta della FED. E le previsioni degli esperti si sono puntualmente verificate, dato che il mercato azionario cinese ha subito risentito della pressione.