UBI Banca: fiducia a Massiah, gli azionisti mormorano

di Gianfilippo Verbani Commenta

Mentre gli occhi del mondo intero sono puntati sulla Grecia e sulla sua situazione economica, che definire precaria è dire poco, in Europa sono soprattutto le banche a tremare: tremano gli istituti di credito francesi e tedeschi, tra i più esposti nel Paese ellenico; trema la BCE, “costretta” da Francia e Germania ad acquistare titoli di uno Stato che ha fatto più di quanto era nelle sue possibilità di fare; tremano anche le altre banche, spaventate non tanto dal crollo della penisola che è stata culla della civiltà moderna quanto piuttosto dal timore del “contagio” a carico di altre nazioni (leggasi Irlanda, Portogallo, ma anche Belgio e Italia) e – soprattutto – di altre economie.

In questo quadro di incertezza si innesta anche la storia di una “convalescente” del comparto bancario italiano: UBI Banca. I vertici del consorzio delle banche popolari hanno infatti rinnovato la propria fiducia alla gestione di Victor Massiah, ma non tutti hanno salutato con l’entusiasmo che sarebbe stato lecito attendersi questa scelta. Se infatti, all’indomani della nascita del sindacato degli azionisti promossa dal deputato Pdl (e numero uno delle Cartiere Pigna) Giorgio Jannone, il presidente del consiglio di gestione della banca, Emilio Zanetti, ha negato il coinvolgimento nell’iniziativa della propria famiglia rinnovando anzi la fiducia a Massiah, non così si sono comportati gli altri azionisti.

Molti tra costoro sono infatti stati “scottati” e delusi dalla gestione che Victor Massiah ha fatto del recente aumento di capitale da un miliardo di euro, che – è questa la principale accusa – si è di fatto tradotto in un deterrente per il mercato, invece che una spinta alla ripresa: l’aumento di capitale si conclude il prossimo venerdì, ma già è possibile stilare il bilancio di un’iniziativa che ha visto il titolo crollare in Borsa; vi basti pensare che ad oggi un’azione della banca nata dalla fusione di BPU e Banca Lombarda vale 3,9 euro, ossia poco più della metà del massimo 2011 (toccato a febbraio a 7,3 euro) ma anche niente di lontanamente paragonabile con i 20 euro raggiunti nel 2007 prima delle scoppio della crisi economica. Proprio ora che rischiamo di andare incontro ad un’altra debacle…