Gli effetti della guerra e rialzo dei tassi: le prossime mosse della BCE

Si continua a parlare in questo periodo degli effetti della guerra, con relativo rialzo dei tassi che potrebbe fare la differenza per il nostro vivere quotidiano. Insomma, con questi presupposti non possiamo non prendere in esame le prossime mosse della BCE, in attesa di capire come evolveranno le cose anche qui in Italia.

rialzo dei tassi

Occhio agli effetti della guerra e rialzo dei tassi: le decisioni della BCE

Il panorama economico europeo si appresta a vivere una fase di profonda incertezza, segnata dal rischio concreto di una stretta monetaria più severa del previsto. Secondo un recente sondaggio condotto da Bloomberg tra il 4 e il 7 maggio 2026, si delinea lo spettro di un doppio rialzo dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Gli esperti interpellati concordano sul fatto che la Banca Centrale Europea potrebbe intervenire già nelle riunioni di giugno e settembre, invertendo una rotta finora improntata alla massima cautela.

Il principale motore di questa accelerazione è l’inflazione, rinfocolata dalle tensioni geopolitiche e, nello specifico, dal conflitto contro l’Iran. Le proiezioni indicano che il carovita nell’Eurozona potrebbe toccare il 2,9% quest’anno, una cifra che si discosta sensibilmente dall’obiettivo del 2% fissato da Francoforte. Nonostante la prudenza comunicativa mantenuta finora dai vertici della BCE, la persistenza dello shock energetico e l’instabilità legata alla sicurezza dello Stretto di Hormuz rendono l’inasprimento della politica monetaria un’opzione quasi obbligata. Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo, ha già avvertito che un aggravamento delle criticità energetiche richiederà risposte rigorose.

Le nubi all’orizzonte non riguardano solo il breve termine. Sebbene si ipotizzi un primo taglio dei tassi nel marzo 2027 per sostenere un’economia in affanno, le prospettive di crescita sono state riviste al ribasso: lo 0,8% per il 2026 e un’espansione contenuta all’1,3% per l’anno successivo. Questo scenario di “crescita anemica” si intreccia con le diverse percezioni dell’inflazione: mentre le aspettative dei cittadini a breve termine sono schizzate verso l’alto, Piero Cipollone sottolinea come quelle a medio e lungo periodo restino, per il momento, ancorate.

In questo clima di attesa, le voci all’interno della BCE riflettono approcci differenti. Mentre la Presidente Christine Lagarde mantiene una posizione di equilibrio, il vicepresidente uscente Luis de Guindos ha invitato alla riflessione, suggerendo di attendere i dati macroeconomici di giugno e una maggiore chiarezza sull’evoluzione del conflitto iraniano prima di agire.

Tuttavia, i mercati sembrano aver già scommesso sul rialzo. Con proiezioni di crescita poco incoraggianti per le prossime settimane, l’Europa si trova stretta tra la necessità di soffocare l’inflazione e il timore di soffocare definitivamente una ripresa che appare sempre più fragile.