La Banca Centrale Europea è in “ritardo” rispetto alla Fed

di Gianfilippo Verbani Commenta

L'Europa a causa dei vincoli indicati nei Trattati costitutivi, ha ritardato enormemente gli aiuti e gli stimoli all'economia, a differenza di altri Paesi che hanno attuato politiche monetarie più accomodanti

La Banca Centrale Europea catalizzerà la giornata odierna, poichè nel primo pomeriggio verrà comunicata la decisione di Draghi in merito ai tassi di interesse in Europa. I consolidamenti che abbiamo visto ieri sulla moneta unica europea e sulla sterlina sono testimoni di come si sia formata qualche attesa, soprattutto riguardante eventuali decisioni non convenzionali da parte della BCE. Anche la Banca Centrale Inglese oggi comunicherà eventuali cambiamenti, anche se non dovrebbero esserci grandi novità.

Le banche hanno concesso 100 miliardi di prestiti in meno in due anni

Le economie che non si trovano in difficoltà e che non hanno avuto necessità di implementare misure straordinarie di politica monetaria si stanno limitando a mantenere delle politiche accomodanti (pensiamo al Canada e all’Australia) al fine di sostenere una ripresa che deve fare i conti, soprattutto nel secondo caso, con una valuta domestica forte nei confronti del biglietto verde. La Nuova Zelanda ha addirittura cominciato un ciclo di rialzi (ora in pausa) per contenere pressioni derivanti dal mercato immobiliare. Se ci riferiamo ad economie che invece hanno incontrato delle difficoltà enormi (Usa, UK, Giappone, Europa e Svizzera) ci troviamo di fronte ad un quadro d’insieme che mostra chiaramente come l’istituto centrale di Francoforte si sia mosso in netto ritardo rispetto alle colleghe e sia ancora in ritardo rispetto a quello che si dovrebbe e si potrebbe fare per rimettere in circolo il sistema, spiegano gli esperti di FXMC. Gli Usa infatti, dopo aver tagliato i tassi fino ad un corridoio che si muove tra lo 0% e lo 0.25% hanno implementato tre diverse fasi di alleggerimento quantitativo, dalle quali ora stiamo uscendo (il così conosciuto “tapering” significa ridurre gradualmente gli importi iniettati nel sistema su base mensile, attualmente siamo a 25 miliardi contro gli 85 di partenza).