Occorre fare chiarezza, in queste ore, a proposito del recente aumento riguardante il prezzo delle sigarette qui in Italia. Il 2026 si apre con un nuovo giro di vite per le tasche dei fumatori italiani. Come previsto dalla recente manovra finanziaria, la seconda tranche di rincari è ormai operativa: un aumento lineare di 30 centesimi a pacchetto che, dopo aver colpito i prodotti del gruppo Philip Morris, si estende ora anche a marchi storici come Camel.
Questa dinamica spinge il prezzo medio verso la soglia dei 6,30 euro, confermando una tendenza che vede il tabacco non solo come un bene di consumo, ma come un pilastro fondamentale per la tenuta dei conti pubblici.

La vetta del prezzo delle sigarette: il club dei 7 euro
L’aggiornamento dei listini di gennaio delinea una nuova gerarchia del lusso. In cima alla piramide troviamo le Dunhill International, che con un prezzo di 7 euro (pari a 350 euro al chilo) si confermano il prodotto più esclusivo sul mercato nazionale.
Subito sotto, la “fascia premium” si stabilizza a quota 6,80 euro, un territorio dominato dalla famiglia Marlboro (Gold, Red e White) e dalle Muratti Ambassador. Anche l’innovazione tecnologica si paga cara, come dimostrano le Kent Surround, posizionate sulla medesima cifra. Appena più staccate, a 6,50 euro, troviamo le Davidoff e le American Spirit, queste ultime scelte da chi cerca un tabacco senza additivi ma non per questo esente dalle pesanti accise statali.
Uno sguardo al resto del mercato
Mentre i marchi d’élite sfondano tetti storici, il cuore del mercato si attesta su cifre comunque significative, dando vita ad una piccola rivoluzione sul prezzo delle sigaratte:
Fascia media (6,00 – 6,30 €). Qui spicca la sorpresa Lido Blu, affiancata da Peter Stuyvesant e Pueblo.
I grandi classici (5,50 – 5,80 €). Merit, Philip Morris e Chesterfield restano competitive, pur avendo subito i rincari.
Entry level (5,00 – 5,40 €). Solo pochi marchi come West e Rothmans riescono a mantenere il prezzo sulla soglia psicologica dei 5 euro.
Lo Stato come “socio di maggioranza”
Dietro ogni accensione c’è un preciso calcolo economico governativo. Questo incremento non è un caso isolato, ma una strategia volta a rimpinguare le casse dello Stato con un gettito extra stimato in 900 milioni di euro per il solo 2026. L’obiettivo è ambizioso: portare l’incasso complessivo derivante dal tabacco legale a sfiorare i 16 miliardi di euro annui. Una cifra enorme che evidenzia come il fumo, nonostante le campagne di salute pubblica, rimanga una delle entrate più stabili e affidabili per il bilancio nazionale. Occhio dunque al prezzo delle sigarette.