Spostare il conto all’estero

di Gianfilippo Verbani Commenta


 Stanchi dell’occhio indiscreto (?) del Fisco, state valutando di spostare il vostro conto all’estero? Ebbene, sappiate che secondo un interessante – e per certi versi incredibile – report pubblicato dalla Direzione generale delle finanze pubbliche francese, a Parigi e nazione ben 100 mila contribuenti lo hanno già fatto, dichiarando così al fisco di detenere un conto bancario all’estero. Un numero in costante aumento, che può tuttavia essere ricondotto a una migliore puntualità delle indagini della corrispondente Agenzia delle Entrate transalpina.

Sempre secondo quanto affermato dal report, infatti, il numero di cittadini francesi che risultava essere titolare di un conto bancario all’estero era di “appena” 75.732 unità nel 2010, e di 79.680 unità nel corso del 2011. In appena un anno, pertanto il numero dei correntisti francesi all’estero è cresciuto di quasi 30 mila unità, andando a sfiorare quota 109 mila.

Secondo le autorità francesi, il merito sarebbe del miglioramento dei metodi di indagine: in altri termini, i contribuenti francesi titolari di un conto corrente all’estero non sarebbero aumentati, ma sarebbe incrementata la capillarità delle verifiche effettuate dall’Agenzia (vedi anche l’andamento dell’onerosità dei rapporti bancari, con un conto che costa oltre 300 euro all’anno).

Con l’occasione, l’authority transalpina ha ricordato che in caso di mancata dichiarazione la tassazione dei conti all’estero è allineata a quella sulle donazioni, pari al 60 per cento, e che in virtù delle novità regolamentatorie, per gli agenti del fisco è oggi molto più facile accedere ai conti bancari del contribuente all’estero, che non ha dichiarato la tenuta del rapporto internazionale (in pratica, non occorre più ricorrere alla procedura di controllo che veniva precedentemente applicata).

In aggiunta a quanto sopra, le sanzioni per la mancata dichiarazione di un conto bancario o di un contratto di assicurazione sulla vita detenuto all’estero sono state ulteriormente rafforzate e possono oggi toccare fino al 5 per cento del saldo creditore, se questo supera i 50 mila euro.