Prestiti Personali: 2010 in calo, ma crescono gli importi

di Gianfilippo Verbani Commenta


 Un dato ed un’analisi. Del resto, il blog si differenzia da un sito tradizionale di informazione perché alla notizia oggettiva, relegata a poche righe, affianca un commento (soggettivo) dell’autore. In questo caso specifico non v’è, per chi scrive, occasione più propizia per l’espressione di un modo – del tutto personale – di pensare rispetto all’argomento prestiti personali, grandissimo protagonista di questo bassitassi.com. Il dato, che già avevamo accennato altrove pur senza dedicargli l’approfondimento che invece gli accorderemo in questo post, è il seguente: la domanda dei prestiti, nel suo aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati, ha fatto registrare nel primo semestre 2010 in Italia un calo del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’analisi evidenzia anche un altro, importante aspetto: per trovare un segno positivo nell’andamento delle richieste di finanziamento, occorre tornare al 2008, quando tra gennaio e giugno la domanda cresceva del 2%. L’ultimo dato accurato effettivamente disponibile, al di là di proiezioni non si sa quanto affidabili, riguarda il mese di giugno 2010, durante il quale è stato annotato un calo del 4% anno su anno a parità di giorni effettivamente lavorati. La contrazione della domanda di prestiti del mese di giugno è da imputare in special modo ai prestiti personali, che sono passati ad un -5%.

Anche l’importo medio dei prestiti personali erogati fa registrare un calo, a giungo -1% rispetto a maggio. Il dato, però, si scontra con la rilevazione semestrale, visto che l’importo medio è aumentato di 200 euro in un anno attestandosi su quota 12.600 euro. Tutto questo per dire che, in ogni caso, la crisi sembra aver lasciato il segno sui comportamenti di spesa degli italiani: a fronte di richieste di prestito leggermente più alte, verosimilmente avanzate da chi già prima annaspava in difficoltà che ora si sono fatte sempre più impegnative da superare, c’è una disaffezione rispetto all’indebitamento, considerato un’aggravante piuttosto che la soluzione. Perché quando un acquisto non ce lo si può permettere, è inutile anche che si pensi solamente a farlo lo stesso pur di soddisfare un passeggero appetito.