Bank of America vs. Wikileaks: transazioni bloccate vs. materiale scottante

di Gianfilippo Verbani Commenta

Non è stato uno sparare “a salve”, quello di Wikileaks, quando -alcune settimane or sono- ha pubblicato una serie innumerevole di rapporti diplomatici degli ambasciatori USA di stanza in tutti i Paesi del mondo: c’erano, oltre alle banalità ed agli stereotipi, anche alcune affermazioni effettivamente imbarazzanti, o comunque non consone al protocollo diplomatico. Per questo il prossimo bersaglio sta già cominciando a tremare: una berlina mediatica planetaria potrebbe comprometterne la reputazione per sempre, per questo c’è già qualcosa che si muove attorno al sito giornalistico ed alla figura del suo fondatore e mentore, il 39enne hacker australiano Julian Assange.

Il prossimo obiettivo, dicevamo, trema. Anzi: si è impegnato in una guerra preventiva nel tentativo di “soffocare il neonato nella culla” come sul dirsi, benché non sappiamo con quali reali vantaggi. Il prossimo obiettivo, a quanto pare, è Bank of America. Lo ha lasciato intendere, alcuni giorni or sono, Wikileaks attraverso la propria pagina Twitter: per inizio 2011 è stata annunciata una nuova pubblicazione-fiume di documenti, che denuncia “pratiche immorali” di una grande banca Usa; il materiale “darà una visione efficace e rappresentativa di come le banche si comportano a livello esecutivo, in un modo che imporrà inchieste e riforme”.

Non è stato difficile, per nessuno, pensare a Bank of America. Che, da par sua, non ha fatto niente per smentire, ad esempio ignorando la “sparata”. No, anzi: è di ieri l’inizio di una guerra che è stata scatenata dal blocco di ogni transazione verso Wikileaks. “Bank of America si unisce alle misure annunciate da MasterCard, PayPal, Visa Europe”, spiega in una nota il portavoce della banca, Scott Silvestri, perché ha ragione di pensare che il sito sia coinvolto “in attività contrarie alla nostra politica interna di pagamenti”. Assange lamenta che così i suoi avvocati non potranno più essere pagati, e l’estradizione negli Usa sarebbe così più vicina. Ma rilancia invitando “i suoi” a combattere: “Fate affari con Bank of America? Il nostro consiglio è quello di mettere i vostri fondi in un luogo più sicuro…”. Secondo indiscrezioni, c’è un intero hard disk di un dipendente di BoA nelle mani di Wikileaks, pronto per essere pubblicato.