Diventa importante, ad inizio 2026, capire cosa comporti l’abbassamento del prezzo del latte, dovuto prevalentemente ad un eccesso di produzione di cui si parla tanto in questa fase. Il mercato lattiero-caseario europeo sta attraversando una fase di turbolenza senza precedenti, innescata dal crollo verticale del latte spot. Sebbene questa tipologia di vendita rappresenti solo una nicchia (tra il 5% e il 10% del volume totale), la sua influenza è paragonabile a quella di un listino di Borsa: è il termometro che detta il ritmo dei contratti a lungo termine.

L’effetto domino dal prezzo del latte
Negli ultimi giorni, il valore del latte spot è precipitato a 27 centesimi al litro, segnando un drammatico -54% rispetto all’anno precedente. Questa caduta libera sta mandando in frantumi gli equilibri del settore. Molti accordi annuali, basati su medie ponderate tra indici come il costo dei mangimi e il prezzo del Grana Padano, subiscono ora la pressione delle industrie di trasformazione. Le aziende, vedendo il prezzo di mercato crollare, premono per rinegoziare al ribasso o minacciano disdette improvvise, lasciando gli allevatori in una posizione di estrema vulnerabilità.
Le cause di questo “eccesso di bianco” sono molteplici. Dopo i picchi del 2023, quando il latte superava i 60 centesimi al litro, molti produttori hanno investito nell’ampliamento delle stalle. A questo si è aggiunto un fattore sanitario internazionale: in Francia e Germania, un’epidemia di Bluetongue ha causato una concentrazione anomala di nascite di vitelli, portando a un picco improvviso di produzione riversatosi anche sul mercato italiano.
Sul fronte della domanda, lo scenario è altrettanto cupo. In Europa, l’inflazione ha spinto le famiglie a tagliare gli acquisti di prodotti freschi. A peggiorare le cose è intervenuta la geopolitica: la Cina, in risposta ai dazi UE sulle auto elettriche, ha colpito i latticini europei con tariffe che arrivano al 42,7%. Anche le variabili climatiche hanno giocato contro: un’estate insolitamente fresca in alcune regioni europee ha frenato il consumo stagionale di mozzarelle e formaggi freschi.
Mentre gli allevatori vedono i propri margini azzerati, il consumatore finale non percepisce alcun beneficio. I prezzi sugli scaffali restano stabili, protetti dalle strategie della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), che riesce a mantenere elevati i propri margini nonostante il crollo della materia prima alla stalla. È un paradosso economico: il latte non è mai valso così poco per chi lo produce, ma continua a pesare come sempre nel carrello della spesa. Vedremo quali saranno le normali evoluzioni sul prezzo del latte