Prestito d’onore: cos’è e chi può richiederlo

di Moreno Commenta

In tempi di crisi legati alla congiuntura macroeconomica – con l’Italia in apnea continuativa dopo l’abbassamento del merito di credito stabilito da Standard & Poor’s e il conseguente declassamento di sette banche – e al potere di acquisto delle famiglie – sempre più povere e incapaci di fronteggiare difficoltà quotidiane (di oggi l’ennesima mazzata: crescita piatta per il 2012), pare opportuno richiamare il senso e l’importanza di strumenti rivolti ai privati al fine di garantire loro un salvagente cui potersi aggrappare.

E’ il caso, tra gli altri, del prestito d’onore, facoltà introdotta con decreto legislativo n° 185 del 1985 – poi sviluppata e affinata con decreti successivi, gli ultimi dei quali sono datati rispettivamente 1996 e 2000 – il cui obiettivo è di fornire a coloro che sono intenzionati a far nascere un’impresa un finanziamento agevolato erogato dalle Istituzioni. Siano essi enti pubblici locali, statali o facenti parte dell’Unione europea. Per potersi avvalere di tale facoltà è necessario diporre di requisiti specifici,

  • primo tra i quali quello di risiedere in aree particolarmente critiche sotto il profilo economico (in coda all’articolo, l’elenco dettagliato delle regioni che garantiscono tale opportunità in accoglimento ai bandi di gara della Ue).
  • Secondo poi, occorre certificare lo stato di disoccupazione o inoccupazione continuativa negli ultimi sei mesi che precedono una eventuale richiesta.
  • Terza condizione in alcuni casi indispensabile e in altri privilegiata è quella di rientrare in una fascia d’età partiocolare: con lo strumento del prestito d’onore, infatti, si tende a favorire innanzitutto il giovane desideroso di avviare un percorso in proprio con tendenza a un occhio di riguardo per coloro i quali rientrano nella fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Che sia – il percorso – di franchising, da lavoratore autonomo o che si tratti di microimpresa. Attraverso il prestito d’onore, una quota pari a 100 (l’eventuale concessione) viene erogata per un 60% a fondo perduto (quindi senza alcun bisogno di restituire il denaro ricevuto) e per un 40% da restituire a tasso agevolato.

L’istruttoria, gestita da Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa che agisce su mandato del Governo) viene completata entro sessanta giorni dalla ricezione della domanda e nella maggior parte dei casi può essere avviata attraverso internet e con l’utilizzo di documentazione on line.

Ciascun ente (nella maggior parte dei casi sono le Regioni a garantire tale opportunità) individua in maniera autonoma la quota massima da destinare al singolo interessato e delinea le sfumature (leggasi requisiti) necessarie per poterne usufruire. Di notevole importanza anche i prestiti cosiddetti a fondo perduto (modalità molto simile a quella del prestito d’onore) che l’Europa ha stanziato tra il 2007 e il 2013 per lo sviluppo di attività commerciali in Italia.

Le regioni della penisola che hanno deciso di avvalersi di tale strumento sono: Campania; Puglia; Calabria; Emilia Romagna; Abruzzo; Molise; Lazio; Marche; Sardegna; Toscana; Val D’aosta; alcune località del Veneto; Umbria. In tal caso, si parteciperà – previa presentazione della domanda – a un bando di gara con graduatoria di assegnazione finale: la norma determina il fatto che il prestito può finanziare non più dell’80% del costo dell’attività.

Per partecipare al bando di gara occorre formulare un progetto pluriennale (il cosiddetto business plan, solitamente di almeno cinque anni). Ciò che differenzia il prestito d’onore dal prestito a fondo perduto, semmai, è che molto spesso al destinatario di un fondo perduto viene richiesta l’inclusione, all’interno dell’attività in procinto di nascere, di altri soggetti. Tra i siti che sentiamo di consigliare a chiunque avesse intenzione di informarsi maggiormente vi è senz’altro quello dell’Unione europea (nessuna paura, il link di destinazione vi rimanda a un portale scritto interamente in italiano).