Prestito d’onore: un’alternativa per studenti meritevoli

di Laura Commenta

Pagare tasse universitarie o master? Partecipare al programma Erasmus, acquisto di computer dotati di wi-fi, pagamento del deposito cauzionale per la locazione di immobili ed eventuali spese per l’intermediazione immobiliare? Si può, grazie al prestito d’onore. L’importo massimo erogabile è di 6 mila euro a studente. Il  prestito per gli studenti permette un agevole accesso al credito senza ulteriori garanzie se non quelle della propria determinazione e dei requisiti di merito, per sostenere autonomamente le spese connesse alla propria formazione.

Lo stabilisce il Protocollo tra il ministro delle Politiche Giovanili e l’Associazione bancaria italiana per il credito ai giovani studenti: prestiti fino a 6.000 euro a studente, per un monte finanziamenti effettivamente erogabili nel triennio 2007-2009 di 660 milioni di euro.

Il Protocollo, presentato lo scorso anno a Roma da Romano Prodi, dai ministri Giovanna Melandri e Luigi Nicolais e dal presidente dell’Abi Corrado Faissola, prevede un fondo per il credito ai giovani con una dotazione di 10 milioni per ciascun anno del triennio. Altri 3 milioni sono destinati dal ministero per l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione.

Cosa succederà quindi in caso di insolvenza degli studenti? Queste risorse, cioè il fondo, garantiranno il 50% delle somme finanziate mentre le banche si assumeranno il rischio della restante metà. Si determina così di fatto un meccanismo che può generare circa 660 milioni di euro in tre anni. Tuttavia lo Stato è ottimista e crede nei giovani che hanno talento e desiderio di studiare.

Un’altra novità arriva anche dal nuovo Governo: il ministro della Pubblica istruzione e dell’università Maria Stella Gelmini promette ancora “prestiti d’onore” per gli studenti meritevoli.

Ho inserito i prestiti d’onore nelle linee guida. E ho già avuto alcuni incontri con importanti istituti di credito che si sono detti disponibili a finanziare questa tipologia di aiuto agli studenti. Se vogliamo immettere dosi di concorrenza nel mondo dell’università e se si vuole elevare la qualità media dell’istruzione terziaria.”

afferma Gelmini in un’intervista a ‘Libero‘.