Pil e cassa integrazione, Sacconi: “Agire subito”

di Moreno Commenta

fiatChe guaio il Pil: -5,1% nel 2009. I dati Istat mostrano il prodotto interno lordo più basso dal 1971, cioè dall’inizio della serie storica. Il dato, corretto per gli effetti di calendario, è peggiore dei pronostici di febbraio che ipotizzavano un calo del 4,9% perché il 2009 ha avuto un giorno lavorativo in più rispetto all’anno prima. Nel quarto trimestre dello scorso anno il Pil è diminuito dello 0,3% rispetto al terzo trimestre e del 3% rispetto al quarto trimestre del 2008. Per il 2010 le previsioni non sono rosee: la variazione del Pil “acquisito” è pari a -0,1%. Un dato che peggiora quello della stima preliminare del 12 febbraio, che prevedeva una variazione pari a zero. La buona notizia viene dall’industria: a gennaio la produzione ha segnato, rispetto a dicembre 2009, un aumento del 6,2%. Nel settore auto è stato registrato nello stesso mese un aumento del 44,1% su base annua (dato grezzo, la cui variazione tendenziale corretta per gli effetti di calendario è del 47,1%. ). Variazioni positive anche negli altri settori: un aumento del 2,3% per l’energia, del 2,1% per i beni intermedi e dell’ 1% per i beni di consumo totale. Quelli relativi alla crescita industriale sono dati diffusi dall’Istat che rallegrano (con riserva) il ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi. «La ripresa c’è nel commercio globale e quindi anche in casa nostra»,  ha commentato il ministro durante un convegno sul lavoro, «ma è una ripresa selettiva e a tratti discontinua, che va accompagnata anche attraverso le risorse umane». Intanto si parla anche di cassa integrazione. «Il governo darà parere negativo alla norma che prevede di allungare la cassa integrazione ordinaria da 12 a 18 mesi». annuncia al convegno annuale dell’Hrc Academy a Roma. Secondo Sacconi, l’emendamento approvato in commissione Lavoro della Camera sarebbe «inutile e costoso». Motivazione? «A beneficiare della cassa integrazione ordinaria sono soprattutto i dipendenti delle medie e grandi imprese. Le piccole aziende, che possono usufruire degli ammortizzatori in deroga, resterebbero escluse».