Mutui, la Fed e la Cina alzano i tassi, la BCE no

di Daniele Pace Commenta


 I mutui in Europa dovrebbero restare sostanzialmente poco costosi ancora per un anno, anche se le altre banche centrali hanno cominciato un’inversione di tendenza rispetto alla BCE, che si riunisce oggi.

Ieri la riunione della Fed ha ritoccato il tasso d’interesse sul dollaro di un quarto di punto, portando il costo del dollaro a 1,25-1,50%, ma è la Cina a sorprendere, con un aumento di ben cinque punti, sui pronti contro termine. In termini percentuali, i tassi cinesi aumentano dallo 0,5% al 3,25%.

Oggi sarà la volta della BCE che però, a meno di clamorose sorprese che nessuna ha minimamente previsto, lascerà invariati i tassi europei, e ridurre soltanto le iniezioni di liquidità. Non cambierà nulla nel Vecchi Continente, fino alla fine del primo trimestre dell’anno prossimo, e probabilmente anche oltre. Mario Draghi ha più volte confermato di non voler aumentare il costo del denaro, per sostenere la debole ripresa.

Niente aumento dei mutui dunque, che in Europa non erano mai stati così bassi. Gli italiani stanno facendo numeri record per i nuovi mutui e l’acquisto di casa, approfittando del momento favorevole con i tassi più bassi mai visti. Un tasso medio del 1,9%, sui mutui, che apre la porta al momento migliore per fare sacrifici per la casa.