L’importanza della defiscalizzazione per la ripartenza del settore immobiliare

di Sofia Martini Commenta

Tutti i provvedimenti che hanno reso nuovamente il mattone un'asset class appetibile.

Per numerose ragioni si può credere nella ripartenza del comparto immobiliare e far riacquisire valore a un patrimonio che, malgrado la svalutazione degli ultimi cinque anni, rappresenta il 20% del PIL del Paese.

mutuo tasso

In primo luogo, il mattone è tornato a essereun’asset class ricercata dagli investitori, con rendimenti sì ridotti del 15-25% nel corso degli anni, ma compensati dal notevole calo dei prezzi degli immobili. E questo è ancora più vero se paragonato alle performance non buone di strumenti finanziari come i Btp: cinque anni fa i decennali rendevano il 4,2%, oggi garantiscono un rendimento appena entro l’1,2%.

In secondo luogo, il proposito di rivedere la fiscalità del settore immobiliare è diventato realtà: l’abolizione della tassazione sulla prima casa, la proroga delle detrazioni fiscali su ristrutturazioni ed efficientamento energetico, la detrazione dell’Iva per l’acquisto di immobili in classe A o B, l’estensione delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa, il leasing immobiliare a uso abitativo e la cedolare secca hanno dato una importante sferzata al comparto immobiliare in crisi e hanno probabilmente solo aperto la serie di provvedimenti che si renderanno necessari per rilanciare il mercato del real estate.

C’è da aggiungere che il mercato italiano incomincia a essere attraente per gli investitori esteri. Il portale Gate-away.com pubblica i dati relativi agli acquisti di immobili nel Bel Paese da parte di stranieri, registrando una crescita della domanda nell’ultimo anno del 18%. Ancora più insolito è che gli investimenti degli stranieri non siano più in case di lusso, che comunque costituiscono il 14% del mercato, ma di immobili dal valore compreso tra i 100 mila e i 250 mila euro e, in alcuni casi, anche al di sotto dei 100 mila euro.

Il 2015 è stato un anno di passaggio, che ha tuttavia fatto rilevare i primi segnali della volontà di ripresa. Le compravendite sono cresciute del 7%, con il 52% delle transazioni svoltesi grazie alla allentata stretta delle banche sul credito.