La rivalutazione degli immobili

di Sofia Martini Commenta

La rivalutazione degli immobili è stata impegnativa in questi anni e ha ridisegnato il panorama nostrano. Ecco quello che possiamo raccontare a riguardo con riferimento esclusivo al nostro Paese. 

Il resoconto lo trovate su Mutuionline dove un articolo dedicato alla rivalutazione degli immobili spiega questo:

Un’indagine dell’Ufficio studi di Tecnocasa ha stabilito che in Italia gli immobili si sono rivalutati mediamente del 42,2% dal 1998 a oggi.

> Le caratteristiche del nuovo catasto

La ricerca stila una classifica delle città in cui il valore degli immobili è cresciuto maggiormente: in cima alla graduatoria abbiamo la provincia di Napoli con l’84,8%, seguita da Roma con il 79,8% e Milano con il 63,4%. Il capoluogo partenopeo è quello in cui fino al secondo semestre 2006 sono state rilevate percentuali record: +203%, quando i picchi di rivalutazione registrati sono stati del 113,1% al Sud, dell’83,5% al Centro e del 63% al Nord.

Diverso il discorso nei capoluoghi più piccoli e nell’hinterland delle grandi città, che hanno visto unacrescita rispettivamente del 15,7% e del 25,5%, circa la metà di quanto constatato a livello nazionale. La ragione delle percentuali più basse è da attribuire al proliferare delle nuove costruzioni, più difficili da realizzare nei grandi centri: questo boom immobiliare, che si è avuto tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000, ha contribuito a contenere i prezzi di mercato.

Dal 2007 a oggi la fase discendente del mercato immobiliare nazionale registra una diminuzione del 33,6%. I capoluoghi nel quale le case hanno perso maggiormente valore sono stati Bologna (-43,6%) eBari (-40%): gli immobili che hanno ceduto meno sono quelli locati a Milano (-24,6%) e Firenze (-28,3%).

Sempre nello stesso periodo, la perdita di valore nelle diverse macro aree è stata abbastan­za vicina: -33,6% per le grandi città, -35,5% per i capoluoghi di provincia e -35% per l’hinterland. La diminuzione dal secondo semestre del 2007 è stata più rilevante nelle aree del centro Italia e del Mezzogiorno, rispettivamente con -36,7% e -36,6%, seguite dal nord Italia con -34,2%.