Obama: “Riforma Wall Street in pericolo se vincono i Repubblicani”

di Moreno 1

Nel giorno delle elezioni di mid term, per l’America attesissimo tagliando atto a stilare una pagella riferita al primo mandato presidenziale del primo presidente di colore della Storia degli Stati Uniti, Barack Obama, rilanciamo anche in Italia un vaticinio fatto da Obama stesso nei giorni scorsi, fondamentale per la politica e l’economia americana ma interessante anche da quest’altra parte dell’Oceano (dal momento che, in una società globalizzata, è difficile che le scelte prese da una parte del mondo non influsicano su tutto il resto del sistema): “Se il 2 novembre i repubblicani riusciranno a conquistare la maggioranza del Congresso, cercheranno di abolire la riforma finanziaria ma questo sarebbe un terribile errore”.

Cosa importa a noi, che osserviamo la situazione dall’esterno, non è comunque difficile dire: la Riforma-Obama, infatti, è stata costruita – pur con tutti i limiti del caso, con l’aggravante che potremmo scoprirli solo in corso d’opera – per evitare che si possa tornare a maneggiare la finanza con la stessa disinvoltura usata prima della crisi, facendo ricorso ad accordi sottotraccia e a speculazioni di inside trading che avrebbero (anzi: che già hanno) arricchito pochi a scapito delle difficoltà di molti altri, su cui si è abbattuta come una scure la piaga della recessione economica.

La legge in corso di approvazione, secondo Obama, “mette fine ad una serie di tariffe nascoste, mutui ingannevoli e alte pratiche scorrette portate avanti ai danni della gente comune e delle sue piccole transazioni finanziarie”. Obama non si è nascosto dietro a un dito, riconoscendo le difficoltà che le lobby, anche quelle interne al suo partito, hanno posto all’approvazione della sua riforma: “è una battaglia dura, ma la possiamo vincere; certo non se dovessero vincere i Repubblicani, che al Congresso ripetono di voler rigettare queste riforme e queste protezioni per i consumatori”. Riuscite a pazientare una sola notte, prima di scoprire quale sarà l’esito della consultazione elettorale e quindi il destino del provvedimento?

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