Banche italiane: Abi, agire sui costi

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Nel 2010 in Italia i ricavi delle banche hanno fatto registrare una contrazione a fronte di un confronto che è risultato essere penalizzante rispetto al panorama bancario internazionale, e quindi anche rispetto ai competitor europei. E’ questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata dall’ABI, Associazione Bancaria Italiana, nel Rapporto 2011 sul settore bancario, da cui è altresì emerso, a fronte di una moderata crescita degli utili, anno su anno, un miglioramento dei livelli di patrimonializzazione, ed un Roe in calo del 3,65%. Questo scenario, secondo l’Associazione, è frutto del difficile contesto economico e finanziario che anche nel 2010 gli istituti di credito in Italia hanno dovuto scontare. Per questo, analizzando i bilanci del settore bancario, l’ABI ritiene necessario che si agisca sui costi in modo tale che le banche possano recuperare redditività e, di riflesso, continuare a sostenere le famiglie e le imprese, il che significa contribuire alla crescita ed al rilancio della nostra economia.

Riguardo all’erogazione dei finanziamenti, che in Italia negli ultimi mesi sono cresciuti a ritmi superiori alla media Ue, l’Associazione Bancaria Italiana fa comunque presente come il settore bancario in Italia si trovi dinanzi a sfide molteplici che spaziano dalla necessità di recuperare efficienza all’entrata in vigore di nuove regolamentazioni sul capitale, e passando per il controllo sulla rischiosità degli impieghi.

Con il Rapporto 2011 sul settore bancario dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) è stato esaminato un campione di quasi quaranta gruppi bancari che complessivamente hanno riportato, come sopra accennato, un incremento dell’utile d’esercizio dell’1,5% a 7 miliardi di euro. In linea con le attese è invece peggiorato il dato relativo alle sofferenze che, al netto delle svalutazioni, a fine 2010 si sono attestate a 44 miliardi di euro rispetto ai 33,7 miliardi di euro della fine dell’anno 2009. Di riflesso, è cresciuta anche l’incidenza delle sofferenze bancarie sull’ammontare del credito, al 2,2% rispetto al valore dell’1,7% di fine anno 2009.