Ancona: finanziamenti per la costruzione di gattili

di Laura Commenta

Nella legislazione italiana sono disciplinati i reati di uccisione di animali e maltrattamento. L’articolo 727 del codice penale afferma che chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena sono soggetti coloro che detengono animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze. Nonostante queste avvertenze c’è ancora qualcuno che, soprattutto l’estate, abbandona i propri cani o gatti. Il cane senza il padrone non riesce quasi più a vivere, e i gatti? Seppur i felini siano più indipendenti, la perdita della casa risulta angosciante anche per loro.

Assicurare gli adeguati stanziamenti, anche attraverso l’individuazione di specifici canali di finanziamento comunitario per sostenere i Comuni nella costruzione dei gattili e per istituire uno specifico numero verde regionale per tutte le segnalazioni riguardanti il randagismo – ha chiesto la Provincia di Ancona alla Regione Marche dopo una riunione tra tutte le Province marchigiane e convocata dall’Upi -. Occorre individuare le linee strategiche comuni volte a risolvere varie criticità relative alla gestione del fenomeno del randagismo.

Quello dei gattili e della scarsità delle strutture nel territorio – ha sottolineato l’assessore alla Prevenzione al randagismo della Provincia di Ancona Marcello Mariani – è emerso subito come problema principale, prima ancora della denuncia arrivata dal Csv Marche (Centro di servizio per il volontariato). I gattili esistenti sono insufficienti alle reali necessità del territorio. E purtroppo, ad oggi nonostante siano passati 13 anni dalla norma regionale che affida ai Comuni la realizzazione e il mantenimento delle strutture, sono pochi i municipi che si sono adeguati. Addirittura, in tre Province non esistono gattili. Senza le adeguate strutture la popolazione felina in stato di abbandono aumenta e le associazioni non sono in grado da sole di far fronte al grande numero di randagi sul territorio.